SOCIETA' IN VETRINA / Beltrani-Gassino, atto III

18 Gennaio 2017
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Il tecnico dei Giovanissimi Fascia B fa il punto sulla sua avventura in via Diaz: «Qui si lavora nelle migliori condizioni possibili»

 

Gassinosanraffaele, capitolo terzo. Dopo l’esperienza da giocatore e dopo quella da allenatore della Juniores a fine anni Novanta, lo scorso anno Renato Beltrani è tornato a sedere su una panchina rossoblù. «Sono stato convinto dal progetto tecnico, serio e lungimirante, e dalle persone che me l’hanno proposto, tutte di grande spessore umano – spiega lo stesso tecnico –. E sinceramente la realtà, in oltre un anno di lavoro, è andata anche oltre le aspettative: nessuna promessa si è rivelata vana, bensì una concreta base da cui partire per lavorare nelle condizioni migliori. Questa società ha davvero a cuore il proprio Settore Giovanile e la propria Scuola Calcio e lo dimostra con i fatti, affiancando per esempio all’allenatore di ogni singolo gruppo un vice, un preparatore e dirigenti di livello».

La panchina di quest’anno è quella dei 2003, con un gruppo di ragazzi alla prima esperienza in tema di Settore Giovanile. «Un collettivo che sta crescendo giorno dopo giorno, acquisendo sempre di più la giusta cultura del lavoro – annuisce soddisfatto Beltrani –. Stiamo compiendo grandi progressi dal punto di vista tecnico e atletico, ma anche mentale per quanto riguarda l’approccio alle gare. Purtroppo nella prima fase siamo stati inseriti in un girone con tre avversarie molto forti, ma questo se non altro ci permetterà nei Provinciali di curare meglio la crescita di tutti e di garantire un buon minutaggio ad ogni ragazzo. L’impostazione del lavoro d’altronde è ottima, grazie anche all’apporto del mio secondo Beppe Zangari e del preparatore atletico Andrea Baraldo».

Un’impostazione che guarda, anche e soprattutto, al domani. «Il progetto impostato con i 2003 è biennale, per arrivare ad esprimerci al meglio nella categoria piena. Ma penso proprio che, finché avrò voglia di allenare, rimarrò a Gassino. Ho girato tante società in carriera, ma questa è “anomala” nel senso migliore del termine: dal punto di vista umano rappresenta davvero una famiglia, ma al contempo a livello tecnico è ai massimi livelli di professionalità».

 

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