DILETTANTI - A tu per tu con il regista dell'impresa del Carrara, Alessio Ragazzoni
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23 Maggio 2018
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Foto Prisco Alessio Ragazzoni

Parla l'"invincibile" dei dilettanti piemontesi, Alessio Ragazzoni.

Ha reso il Carrara una squadra di invincibili, l’ha condotta alla vittoria del campionato di Prima Categoria ed ora ha sorprendentemente scelto di fermarsi. E’ la storia di Alessio Ragazzoni: un giovane allenatore che, anche attraverso metodi d’allenamento innovativi, ha portato una squadra ad un successo insperato in un girone di ferro con avversarie di maggiore blasone come Caselle e Pianezza per poi scegliere di fermarsi. «Ma non è stata una scelta legata a questioni societarie – afferma l’ormai ex mister -, bensì di famiglia: io il Carrara lo amo, perché è una società che non interferisce sui metodi d’allenamento, sulla gestione dello spogliatoio e sulle scelte di formazione. Un altro pregio enorme che ha è che a seguito di qualche risultato negativo continua non si scaglia contro l’allenatore e non cambia approccio nei suoi confronti. L’altra faccia della medaglia, tuttavia, è che è una realtà che ha ancora bisogno di crescere, in quanto tutto ciò che è inerente alla Prima squadra è sulle spalle di una persona sola, ovvero l’allenatore e, sinceramente, in Promozione avrei sentito ancor di più questo peso di responsabilità. Il fatto che adesso sia arrivato un ds come Giacomo Vecchio è fondamentale: per affrontare un campionato di Promozione serve un gruppo di persone unito e che lavori in sinergia».

UNO STOP RAGIONATO
Quella di fermarsi, ad ogni modo, è stata una decisione premeditata ancor prima della vittoria del campionato: «Già da inizio stagione avevo in mente progetti familiari futuri – spiega Ragazzoni – che mi avrebbero impedito di continuare: a marzo ho manifestato questa mia intenzione di fermarmi alla società e negli ultimi giorni, dopo un colloquio con la dirigenza e con il nuovo direttore sportivo Vecchio, è diventata una decisione concreta». Ripercorrendo la straordinaria stagione trascorsa con il Carrara (l’unica squadra in tutto il Piemonte a non aver mai perso una partita), Ragazzoni si è riconosciuto due meriti in particolare: «Il primo è quello di aver messo in atto quanto appreso nell’anno sabbatico che mi concessi qualche anno fa: in quella stagione di riposo, infatti, ebbi più tempo per studiare, per documentarmi su nuove modalità d’allenamento ed al Carrara sono riuscito a mettere tutto in pratica. In sostanza tale sistema è consistito nel lavorare sul cervello dei giocatori e sulla tipologia di scelta della giocata, ancor prima che sulla parte tattica ed atletica. Il secondo merito che mi riconosco, invece, sta nell’essere riuscito a gestire qualche mugugno di spogliatoio e trasformarlo sempre in nuove motivazioni. Tutti insieme, infatti, siamo riusciti a far diventare lo spogliatoio una sorta di roccaforte che ci ha permesso di lottare e di lasciare i malumori altrove, nonostante non sempre le mie scelte andassero a genio a tutti. Gli attestati di stima principali, ad ogni modo, è giusto che vadano ai ragazzi, i quali hanno offerto un buon calcio nel girone d’andata, mentre nel ritorno sono stati più pratici. Credo che le tappe fondamentali che ci hanno fatto capire che la vittoria del campionato non era un miraggio siano state due: la trasferta di Chianocco, quando vincemmo in rimonta con una situazione di rosa scarna e la gara interna contro il Caselle, perché in quell’occasione dimostrammo di essere i più forti sotto tutti i punti di vista».

OCCHIO AL FUTURO
E adesso che cosa riserverà il domani ad Alessio Ragazzoni? «Ad oggi sono saturo, soddisfatto ed appagato dei due anni splendidi che ho appena concluso al Carrara e sarebbe prematuro mettermi a tavolino per scegliere che cosa fare l’anno prossimo. Le porte non sono completamente chiuse ed infatti ho già avuto l’occasione di sentire società come il Barcanova ed il Collegno Paradiso e non nascondo che mi ha fatto molto piacere ricevere queste due telefonate. Qualora scegliessi di intraprendere una nuova avventura vorrei che ne valesse la pena sotto tutti i punti di vista: d’altronde, in caso contrario, ho una famiglia, un’attività lavorativa che è sempre più intensa e l’idea di accantonare il calcio per un po’ di tempo non mi spaventa».

Articolo di Luca Castellano

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