Zara testa il servizio online per gli articoli di seconda mano

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Mentre dall’inizio dell’anno gli italiani hanno visto il loro potere d’acquisto diminuire costantemente, il marchio Zara ha deciso di impegnarsi nell’economia circolare, con un servizio online solo per i suoi prodotti. Vi spieghiamo tutto qui.

Zara: un marchio che non ha più nulla da dimostrare

Zara è un marchio spagnolo che si è ampiamente affermato in Italia. Fin dai suoi esordi, il marchio è riuscito a conquistare gli italiani, al punto da diventare uno dei leader del fast fashion nel nostro Paese. E se la qualità dei prodotti aumentava, aumentavano anche i prezzi. Ma in questa situazione economica particolarmente difficile, il marchio si sta imbarcando in questo nuovo progetto di economia circolare.

In effetti, Zara rimane un marchio che non ha più nulla da dimostrare: con un fatturato di oltre un miliardo di euro, il marchio sta andando alla grande. I punti vendita fisici sono quindi presenti in molti Paesi del mondo. Il marchio resta un punto fermo nei centri commerciali.

Ma con il mutare della situazione, Zara ha deciso di seguire l’esempio e di adattarsi al contesto attuale.

Un servizio online per i prodotti di seconda mano

L’obiettivo del marchio è di impegnarsi nella vendita dei suoi prodotti di seconda mano; la piattaforma, che si chiama Zara Pre-owned, dovrà essere testata nel Regno Unito prima di poter diventare mainstream. Come molti siti e applicazioni di seconda mano, i venditori pubblicheranno gli oggetti con foto e prezzi, andando a creare un catalogo. Una volta trovato il prodotto, il cliente si collegherà con il venditore e l’affare sarà completato.

Infatti, da quando la situazione economica si è deteriorata, il mercato dell’usato rimane uno dei più utilizzati. Quindi, con la diminuzione del potere d’acquisto e le questioni ambientali, Zara ha deciso di partecipare a un progetto che da più parti viene definito di greenwashing.

I difetti del fast fashion

Tuttavia, sebbene i prezzi dei prodotti Zara siano aumentati da qualche tempo, sono ancora economici. E questo porta a un problema: se i prodotti non durano nel tempo, è proprio perché si tratta di fast fashion. In altre parole, la qualità e il prodotto non sembrano fatti per durare a lungo. Quindi, con i prodotti di seconda mano, i capi rischiano di perdere ulteriormente la loro qualità.

Comunque, l’operazione di Zara nel greenwashing e nell’economia circolare rimane molto importante. In effetti, il mondo del fast fashion ha un impatto molto forte sull’ambiente: l’industria tessile è ancora il terzo maggior consumatore di acqua al mondo, emettendo fino al 10% delle emissioni globali di gas serra.

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